Martedì, 21 Novembre, 2017

Yara Gambirasio, la madre di Bossetti: "Chiederemo un nuovo esame del DNA"

Yara Gambirasio e Massimo Bossetti Yara Gambirasio e Massimo Bossetti
Edmondo Ceresa | 19 Ottobre, 2017, 00:06

"Massimo è un innocente in carcere". "Si deve ribadire quindi ancora una volta e con chiarezza che un'eventuale perizia, chiesta a gran voce dalla difesa e dall'imputato, consentirebbe un mero controllo tecnico sul materiale documentale e sull'operato del Ris", scrivono i giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia confermando il carcere a vita per il muratore di Mapello. "Spero solo che la forza che ha avuto fino a oggi continui", ha aggiunto la signora Ester Arzuffi, la quale ha inoltre ribadito che la famiglia, sostenuta dai difensori di Bossetti, è più che mai determinata nel voler cntinuare a chiedere che venga effettuato un nuovo esame del Dna.

Perizia sul Dna che la Corte di Brescia non ha concesso per i seguenti motivi, ha scritto il presidente Enrico Fischetti: "E' valida la prova del Dna perché non sono stati violati i principi del contraddittorio e delle ragioni difensive riguardo la prova regina che ha portato all'ergastolo Massimo Bossetti per il delitto di Yara Gambirasio". Un delitto aggravato dalla crudeltà e dalla minore età della vittima.

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Questo consiste in una spietata eliminazione diretta senza possibilità da parte dei talenti di esibirsi di nuovo. Chiusa questa fase, inizierà ufficialmente anche la sfida tra i giudici.

(AdnKronos) - Il Dna di Bossetti - probabilmente sangue -, trovato sulle mutandine e i leggings di Yara in corrispondenza di una ferita, "non trova altra spiegazione se non quella che l'aggressore-omicida abbia rilasciato la propria traccia genetica al momento del ferimento" e "dimostra inequivocabilmente - vista la sua collocazione, rimarcano i giudici - che sia stato deposto dall'autore del crimine". Per i giudici, che escludono a una a una le piste alternative, il movente "può essere circoscritto nell'area delle avances sessuali respinte, della conseguente reazione dell'aggressore a tale rifiuto, unita al sicuro timore dello stesso di essere riconosciuto per aver commesso nei confronti della ragazza qualcosa di grave". Ma contro Bossetti c'è anche altro: è presente in zona quando Yara viene uccisa, il suo furgone è compatibile con quello immortalato dalle telecamere, la calce e le sferette metalliche trovate sul corpo della 13enne sono compatibili con chi lavora nei cantieri edili.