Venerdì, 20 Ottobre, 2017

Cina, problemi a Whatsapp in vista Congresso Partito comunista

Come rispondere in modo automatico ai messaggi con Autoresponder for WhatsApp Facebook pensa ad integrare WhatsApp e potenzia la pubblicità
Aida Italiano | 27 Settembre, 2017, 00:15

Il New York Times, a seguito di molte segnalazioni da parte degli utenti, ha confermato che Whatsapp è stato bloccato in Cina dal governo locale.

Whatsapp, a questo punto, è ufficialmente entrato nella lista dei siti e servizi vietati, che cresce di giorno in giorno. A quanto pare il governo di Pechino avrebbe bloccato di nuovo la popolare app di messaggistica istantanea, forse definitivamente.

Da parte di Facebook, però, almeno al momento non è arrivata alcuna dichiarazione.

Sul piano ci sarebbero sempre problemi di privacy messi in ballo dal governo Cinese che ha deciso di bloccare WhatsApp. La mossa è un duro colpo a Facebook, che è stato bandito in Cina dal 2009 e possiede WhatsApp. Anche se cambiano numero (e mantengono lo stesso nome utente).

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Il leader di Pyongyang non ha specificato però che tipo di misure intenda mettere in atto contro gli Stati Uniti . Il lancio di un missile intercontinentale con testata atomica è la mossa prevedibile e più temuta.

WhatsApp è inutilizzabile da ieri in Cina senza vpn, che estendono il network privato in un servizio pubblico superando i potenziali e variegati ostacoli su Internet.

È uno dei social più conosciuto ed utilizzato al mondo, con un bacino di utenza vastissimo ed in continua espansione, ma il colosso di Menlo Park non si culla certo sugli allori e, mentre pensa ad integrare WhatsApp nella sua piattaforma, implementa la pubblicità in modo da monetizzare il più possibile. In pratica, se queste parole vengono rilevate dai server Wechat, in Cina, il messaggio non verrà inviato. Le telco dovranno implementare la nuova direttiva entro il primo febbraio del 2018.

Se anche tu hai ricevuto questo messaggio da un tuo amico, ignoralo perché si tratta di una gigantesca bufala.

Dal blocco, forse, si salveranno le multinazionali che operano nel paese, le quali tuttavia dovranno registrare presso il ministero l'uso di Reti Private Virtuali nei propri uffici, rischiando così di facilitare controlli e intercettazioni delle informazioni e dei dati scambiati con le proprie sedi all'estero.