Mercoledì, 22 Novembre, 2017

Pensioni, Dal 2018 lavoratrici in pensione a 66 anni e 7 mesi

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Corrado Fuda | 08 Settembre, 2017, 00:22

In pratica in presenza di determinati requisiti e circostanze le donne lavoratrici potrebbero, secondo la proposta ancora in discussione, usufruire di possibili sconti sugli anni contributivi, fino a un massimo di due anni.

Via libera, finalmente dopo tanta attesa, al decreto attuativo per l'ape volontaria, novità per le pensioni approvata dal precedente esecutivo ma in attesa di ufficializzazione di tutte le regole di funzionamento.

Un comunicato del ministero del Welfare segnala che a gennaio 2018 per effetto della legge Fornero dovrebbe scattare l'unificazione dell'età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne a 66 anni e sette mesi.

Pensioni per le donne a 66 anni e sette mesi dal 2018 (stessa quota degli uomini, record in Europa).

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Domani è un altro giorno, affronteremo una gara che prevedo non semplice nella gestione degli pneumatici, vedremo", ha concluso. Ho spinto ancora di più, e sono finito oltre il cordolo. "Speravo in qualcosa di molto migliore, ma a volte va così".

Per quanto riguarda l'età per la pensione di vecchiaia, sarà la più alta in Europa. Nel 2018 salgono anche i requisiti anagrafici per l'assegno sociale: dai 65 anni e 7 mesi si passerà a 66 anni e 7 mesi equiparando i requisiti per la pensione di vecchiaia. "E' uno strumento neutro sul debito pensionistico, quindi sostenibile dalle casse dell'Istituto", - ha sottolineato Boeri - E' chiaro che lo strumento e' abbastanza costoso per le famiglie ed ha una struttura complessa.

Una misura, l'Ape Volontaria, aspramente criticata dalla Cgil che l'ha paragonata ad un prestito 'oneroso' che i lavoratori dovranno restituire 'per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative'.

"La carriera lavorativa delle donne è molto penalizzata rispetto a quella degli uomini". Nella domanda il richiedente deve indicare sia la banca cui richiedere il prestito sia l'assicurazione alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. L'esposizione debitoria complessiva non potrà superare il 30% dell'ìmporto mensile del trattamento pensionistico, al netto delle rate da pagare per debito con l'erario e assegni divorzili. Nelle prossime settimane si tratta di completare quella intesa, rendendo adeguati i futuri trattamenti pensionistici dei giovani, prevedere sistemi che favoriscano il pensionamento anticipato delle donne, favorire le adesioni alla previdenza complementare attraverso anche la parificazione della tassazione delle prestazioni dei lavoratori pubblici al livello di quella dei privati, adeguare i trattamenti economici degli attuali pensionati.

Strumento che arriva dopo l'Ape social, che è invece a carico dello Stato per alcune categorie più in difficoltà (disoccupati, invalidi civili, che assistono conviventi con handicap grave, che svolgono lavori gravosi).