Mercoledì, 22 Novembre, 2017

Strage treno 904: processo sul binario morto

20170904_142304_C4112D92 Strage del rapido 904, il presidente della corte va in pensione: il processo d'appello dovrà ricominciare da capo
Vindonio Cherico | 05 Settembre, 2017, 18:10

Il processo d'appello a Firenze per la strage del rapido 904 che vedrebbe come unico imputato Totò Riina in qualità di mandante è da rifare. Il risultato è che sarà necessario risentire tutti i testimoni ascoltati in primo grado, come previsto dalle recenti modifiche apportate all'articolo 603 del codice di procedura penale (riforma Orlando) che impongono al giudice, nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento, di disporre la riapertura completa dell'istruttoria.

Il commento del Ministro della Giustizia, Orlando: "La necessità di rinnovare il dibattimento in caso di appello del pm contro una sentenza fondata su prove testimoniali discende da una consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ampiamente recepita dalla Corte di Cassazione già prima della modifica legislativa dello scorso luglio". Lo ha comunicato il presidente della Corte d'Assise d'appello, Salvatore Giardina. "A più di trent'anni di distanza dalla strage siamo ancora senza una verità accertata da un tribunale", è questo quanto commentato dall'avvocato Danilo Ammannato, legale di parte civile. "Si è creato un problema tecnico che per noi diventa una questione personale", dice Rosaria Manzo, presidente dell'Associazione strage treno 904, ai microfoni di Radio Cusano Campus. L'attentato avvenne il 23 dicembre 1984 nella Grande galleria dell'Appennino, subito dopo la stazione di Vernio, ai danni del treno rapido n. 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano.

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Si parla, addirittura, di quella che si preannuncia una delle catastrofi naturali più disastrose degli Stati Uniti. L'uragano ha raggiunto per prima la costa di Copano Bay nei pressi della città industriale di Corpus Christi .

Ora, sbrigativamente, si potrebbe ricordare che in primo grado vi furono delle condanne (compresa quella di Pippo Calò, fedelissimo di Riina) ma che lo stesso Riina fu assolto: da qui il ricorso in Appello della pm Angela Pietroiusti. "Non vi è stato perciò alcun imprevedibile rallentamento del processo a seguito dell'entrata in vigore della recente riforma".

Serve un nuovo collegio che redigerà un nuovo calendario delle udienze. Ha davvero senso tenere le speranze dei familiari sospese a una giustizia così claudicante, che deve a procedere a tentoni in una quasi impossibile retrospettiva di quelle tragiche vicende? "Per noi è stata una doccia fredda, siamo sconcertati, stupiti e sconvolti".