Martedì, 22 Agosto, 2017

Unicredt sotto attacco hacker: i numeri per avere informazioni

Attacco hacker al colosso bancario: rubati i dati di 400.000 clienti Attacco hacker a Unicredit: rubati i dati di 400mila clienti Non è stato acquisito nessun dato per l'accesso ai conti ma solo quelli relativi ai prestiti personali
Corrado Fuda | 27 Luglio, 2017, 00:48

Nuovo attacco hacker a multinazionali, stavolta tocca a Unicredit. La buona notizia è che non sarebbero stati acquisiti dati per l'accesso ai conti o che permettano transazioni non autorizzate, mentre la pessima "novella" è che gli hacker potrebbero aver sottratto alcuni dati anagrafici e i codici Iban, soprattutto. Il "buco nella sicurezza si è aperto "attraverso un partner commerciale esterno italiano".

Secondo la ricostruzione di UniCredit il primo attacco è avvenuto nei mesi di settembre e ottobre 2016, la seconda intrusione risale solo a pochi giorni fa, portata avanti nei mesi di giugno e luglio 2017.

Sono stati violati i dati di quasi 400 mila utenti Unicredit.

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L'istituto bancario, inoltre, ha anche evidenziato che presenterà un esposto presso la Procura della Repubblica di Milano. La banca ha comunque "immediatamente adottato tutte le azioni necessarie volte ad impedire il ripetersi di tale intrusione informatica" e, per rassicurare i clienti, a messo a disposizione un numero verde dedicato: per chi volesse ulteriori informazioni riguardo l'accaduto e le conseguenze di tale violazione è infatti a disposizione il numero 800 323285.

È avvenuto un nuovo forte attacco hacker in Italia, e questa volta ad essere coinvolta è stata Unicredit, la banca con il maggior numero di correntisti nel nostro Paese. Lo studio della compagnia di sicurezza mostra che il 61% degli incidenti di sicurezza informatica che colpiscono l'online banking non comporta solo danni economici. A comunicarlo sarebbe stata la stessa Unicredit, attraverso una nota attraverso la quale ha ammesso di aver avuto delle intrusioni informatiche nelle filiali italiane nell'ultimo periodo. Si può affermare che quel 36% di danno di immagine per ogni attacco alle informazioni e ai sistemi determina purtroppo la motivazione nel non comunicare, questo però porta ad una contaminazione che va fermata. Ovviamente, per chi si intende un minimo di sicurezza questa appare un frase di circostanza. Un circolo di informazioni costanti e immediate possono far salire la sicurezza concentrando anche i vari versanti della sicurezza cyber sul problema mirato.