Venerdì, 20 Ottobre, 2017

Sanità in crisi, italiani rinunciano alle cure perché troppo care

Sanità Gimbe Ssn in prognosi riservata a rischio entro 2025 Servizio sanitario nazionale a rischio, manca un piano per salvaguardarlo
Edmondo Ceresa | 09 Giugno, 2017, 08:40

Sale infatti a 35,2 miliardi la spesa di tasca propria per la salute (+4,2% nel periodo 2013-2016).

Il Rapporto evidenzia le crescenti disparità nelle opportunità di cura dei cittadini, con i cittadini meridionali ancora una volta più penalizzati.

"Più di un italiano su quattro non sa come far fronte alle spese necessarie per curarsi e subisce danni economici per pagare di tasca propria le spese sanitarie", ha detto Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di Rbm Assicurazione Salute. Ben 7,8 milioni di persone sono state costrette a indebitarsi o a ricorrere a tutti i propri risparmi, mentre altri 1,8 milioni sono entrati in povertà per coprire le spese mediche. Infine, come facilmente intuibile, la spesa sanitaria privata pesa di più su chi ha meno, su chi vive in territori più disagiati e sugli anziani che hanno più bisogno di cure. Al nostro sistema sanitario pubblico mancano le risorse, fra i 20 e i 30 miliardi di euro che sarebbero necessari per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali. Secondo Vecchietti, dobbiamo "prendere atto che oggi abbiamo un universalismo sanitario di facciata, fonte di diseguaglianze sociali, a cui va affiancato un secondo pilastro sanitario integrativo per rendere il nostro Ssn più sostenibile, più equo e veramente inclusivo". "13 milioni di persone hanno dovuto ridistribuire i consumi per far fronte alle spese sanitarie - sottolinea Maietta -". La differenza è lampante anche se si osserva l'incidenza della spesa sanitaria rispetto al Pil: il 6,8 per cento da noi, l'8,6 in Francia e il 9,4 in Germania. Diversamente da quanto è accaduto nello stesso periodo in Francia, dove è cresciuta dello 0,8 per cento l'anno, e in Germania (più 2 per cento annuo).

Spesa out of pocket in salita dunque, tenendo conto del fatto che il dato del Report Rbm-Censis non include l'esborso per le assicurazioni sanitarie, mentre include la compartecipazione sanitaria, cioè i ticket sanitari e quelli per i farmaci che, in termini reali nel 2015 (ultimo dato disponibile) rispetto al 2007 sono aumentati del +53,7%: con +162,2% per il ticket farmaci e +6,1% per le compartecipazione per prestazioni sanitarie.

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Portare la linea temporale nel presente permetterebbe al personaggio, introdotto in Batman v Superman e in procinto di evolversi in Justice League , di crescere ulteriormente, gettando le basi per futuri film e costruendo effettivamente un universo cinematografico targato DC.

In questo quadro solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da una situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%). Si aspetta troppo, si deve pagare il ticket, così molti cittadini rinunciano in partenza e pagano a tariffa intera nel settore privato. Per una colonscopia si attendono in media 93 giorni (+6 giorni rispetto al 2014), ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109. Per una visita cardiologica l'attesa media è di 67 giorni e sale a 79 giorni al Centro. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni (+8 giorni rispetto al 2014), ma ne servono 72 al Centro.

La Fucina in tempo reale? Sono questi i dati del VII Rapporto Censis-RBM Assicurazione Salute sulla Sanità Pubblica, Privata e Integrativa presentati oggi a Roma nel corso del Welfare Day 2017. Se a dichiararsi soddisfatto del Servizio sanitario pubblico è circa l'80% dei cittadini del Nord-Est si scende al 47% tra i residenti al Sud.

Il 31,8% degli italiani è convinto che nell'ultimo anno il Servizio sanitario sia peggiorato, solo il 12,5% pensa che sia migliorato e il 55,7% ritiene che sia rimasto stabile.