Mercoledì, 28 Giugno, 2017

G8 di Genova, l'Italia patteggia. Risarcirà sei vittime di Bolzaneto

G8 di Genova, lo Stato verserà 45 mila euro a sei vittime di violenza L'Italia risarcirà 6 vittime delle violenze di Bolzaneto durante il G8 di Genova
Corrado Fuda | 07 Aprile, 2017, 01:59

Il governo italiano ha riconosciuto, di fronte alla Corte Europea dei diritti umani, le proprie responsabilità nei confronti di sei delle persone che subirono maltrattamenti e torture nella caserma del reparto mobile della polizia.

È su questo che si scontrano coloro che ritengono che gli appartenenti alle forze di polizia si debbano proteggere sempre e comunque, anche se autori di violazioni dei diritti umani, e chi ritiene, invece, che questo, in uno stato di diritto, nel quale la polizia sta dalla parte dei cittadini, non sia ammissibile.

Il 7 aprile 2015, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato all'unanimità che la condotta degli agenti nell'episodio di Bolzaneto "deve essere qualificata come tortura". In due decisioni la Cedu rileva ora che il governo italiano riconosce "la mancanza di disposizioni regolamentari adeguate" e si impegna a "prevedere norme penali che puniscano l'abuso e la tortura".

I ricorrenti, in cambio del risarcimento, "rinunciano a ogni altra rivendicazione nei confronti dell'Italia per i fatti all'origine del loro ricorso".

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Gli arresti sono stati eseguiti tra Calabria e Toscana contestualmente all'esecuzione di numerose perquisizioni. L'organizzazione è collegata alle cosche del reggino dei Bellocco e dei Paviglianiti.

I sei ricorrenti che hanno accettato l'accordo sono Mauro Alfarano, Alessandra Battista, Marco Bistacchia, Anna De Florio, Gabriella Cinzia Grippaudo e Manuela Tangari.

9 su 10 da parte di 34 recensori G8 Genova. Infine il governo italiano si impegna al versamento di 45mila euro per il risarcimento dei danni materiali e morali oltre che delle spese.

Il processo per le violenze di Bolzaneto si era chiuso nel giugno 2013 con sette condanne e quattro assoluzioni: la quinta sezione penale aveva assolto Oronzo Doria, allora colonnello del corpo degli agenti di custodia, e gli agenti Franco, Trascio e Talu. La prima sentenza era stata emessa il 14 luglio 2008: 15 dei 54 imputati erano stati condannati e varie pene detentive (da 5 mesi a 4 anni). Fiat Iustitia, dunque, foss'anche a costo di rivedere la legislazione nazionale per meglio circostanziare il reato di tortura, se proprio necessario. La caserma fungeva da centro per l'identificazione dei fermati che poi sarebbero stati trasferiti in diverse carceri italiane, ma dalle inchieste è emerso che per tre giorni si trasformò in un luogo di vessazioni e abusi che secondo le vittime sconfinarono nella tortura.