Martedì, 27 Giugno, 2017

Juventus, le parole di Agnelli alla Procura: "Noi vittime dei capi ultrà"

Torino, l'ex boss Dominello in aula: CorSera - Juve-'Ndrangheta, Agnelli confessa: "Noi vittime di estorsione, accordi con gli Ultras per paura"
Marzia Fragale | 31 Marzo, 2017, 00:33

Rispetto a loro io sono soltanto spazzatura.

LO SFOGO DI AGNELLI A dare notizia dell'iniziativa della Figc era stato lo stesso Agnelli nel corso di una conferenza stampa convocata allo scopo, durante la quale ha tuonato: "Tutto ciò è inaccettabile, frutto di una lettura parziale e preconcetta e non rispondente a logiche di giustizia". Tale "condotta" fu però ripresa dalle telecamere di sorveglianza, come dimostrato dalla conversazione del 25 febbraio del 2014 nella quale "D'Angelo informa Bucci che ė stato beccato e gli riferisce che il presidente l'aveva apostrofato con la frase: Ale sei un ciuccio, ti hanno beccato".

NIENTE GUAI ALLO STADIO Prescrizioni - sostiene il procuratore Pecoraro - che Agnelli avrebbe ignorato "con il dichiarato intento di mantenere l'ordine pubblico nei settori dello stadio occupato dai tifosi "ultras" al fine di evitare alla società da lui presieduta pesanti e ricorrenti ammende e/o sanzioni di natura sportiva". Una linea che tende a separare le responsabilità del presidente da quelle dei dipendenti, già adottata da Agnelli in persona il 16 febbraio del 2017 davanti a Pecoraro. È appena finito il derby.

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Attraverso una memoria, Andrea Agnelli e i legali della Juventus hanno chiesto alla Procura federale l'archiviazione della posizione del presidente e del club in merito al 'caso biglietti'. Quel giorno, quando il manager Juve raccontava che gli ultrà non avevano mantenuto i patti, "Agnelli si limitava a rispondere "ma no no sono dei coglioni". L'avvocato della società insiste nella linea secondo cui Andrea Agnelli non fosse a conoscenza dell'estrazione familiare di Rocco Dominello, mentre il responsabile sicurezza Alessandro D'Angelo, il responsabile commerciale Francesco Calvo e il responsabile biglietteria Stefano Merulla erano a conoscenza dello spessore criminale di Dominello e degli altri capi ultrà, ma proprio per questo agivano in "stato di soggezione" fornendo i biglietti destinati al bagarinaggio.

Il club bianconero respinge l'accusa di aver favorito una "osmosi tra mondo ultrà e criminalità organizzata" e che i rapporti con la 'ndrangheta "erano già stati esclusi dalla Autorità giudiziaria, l'avere voluto indagare, sostituendosi alla magistratura ordinaria, ha condotto gli estensori della relazione a commettere un gravissimo errore". Condannato nel 1996 per reati di stampo mafioso, il padre di Rocco Dominello spiega di essersi completamente staccato da questo tipo di vita del 2012, anno in cui lascia la 'ndrina dei Pesce fino al 2012.