Venerdì, 18 Agosto, 2017

Olanda, gli elettori dicono no al populismo, il premier Rutte esulta COMMENTA

Olanda, gli elettori dicono no al populismo, il premier Rutte esulta COMMENTA Olanda, gli elettori dicono no al populismo, il premier Rutte esulta COMMENTA
Moreno Simi | 17 Marzo, 2017, 00:59

Crollo invece verticale dei laburisti del Pvda che, sebbene al governo, sono passati dal 24% (38 seggi) al 5,7% (9 seggi). Ottimo risultato anche per i cristiano-democratici e per i centristi di D66: le probabili stampelle del futuro governo a guida Rutte.

Il partito liberale del premier Mark Rutte ha perso 8 seggi e quindi ha vinto le elezioni. Forse ha fatto un favore a Erdogan, il cui ministro degli Esteri ieri ha dato del fascista a tutti profetizzando guerre di religione in Europa, ma ha tenuto il punto di principio. Con oltre il 90% delle schede scrutinate, il VVd ha conquistato 33 seggi, nove in meno rispetto alle elezioni del 2012, ma ben 13 in più del partito populista antieuropeo e xenofobo (Pvv) di Geert Wilders, che si è fermato a 20. "Wilders non è riuscito a vincere le elezioni in Olanda". Al contrario, balzo in avanti dei verdi del partito GroenLinks (Gl), che quadruplicano la loro rappresentanza: 16 seggi, in aumento di 12 rispetto ai quattro del 2012. "Che festa per la democrazia vedere tanti elettori alle urne per esprimere il proprio voto, non accadeva da anni", ha aggiunto, riferendosi all'affluenza alle urne dell'82%. Non va però sottovalutato il peso di Wilders in questa campagna elettorale, giocata praticamente su uno schema "uno contro tutti"; molti temi tradizionalmente vicini al suo partito sono diventati centrali nelle campagne di altre formazioni. Lui si dice pronto a farlo, ma il rischio è la ingovernabilità, di esempi in Europa ne abbiamo già visti, le repliche del voto in Spagna ad esempio, un risultato, la instabilità, che è anche peggio della "vittoria dei populismi".

Geert Wilders, l'outsider populista che (non) ti aspetti, ha molto in comune con Donald Trump.

Sì non è un fenomeno nuovo e anche il populismo esiste dai primi anni 2000 (il pioniere fu Pim Fortuyn prima di venire ucciso, nel 2002, da un ambientalista, ndr).

In termini percentuali per il leader liberal-conservatore si tratta del 21 per cento dei voti.

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Il presidente francese Francois Hollande ha rilasciato una dichiarazione giovedì mattina, definendo quella di Rutte una "vittoria netta contro l'estremismo". Il premier si riconferma candidato al terzo mandato, ma ha davanti mesi di trattative per formare una coalizione di governo.

In tutti i casi, si può dire sinora che il premier uscente, il liberale Mark Rutte, leader del partito liberaldemocratico, rivince le elezioni, pur perdendo una decina di seggi in Parlamento. A suo avviso, se la tendenza alla partecipazione si fosse confermata, avrebbe avuto maggiori possibilità di diventare primo ministro, cioè di sconfiggere Rutte, che si è giocato la carta dell'ostilità verso la Turchia impedendo ai ministri del governo di Ankara di fare propoaganda sul suolo olandese.

D'altronde gli olandesi si sono mobilitati, per scongiurare la vittoria degli xenofobi nel paese che da almeno mezzo secolo è "il più tollerante d'Europea". A Bruxelles tireranno un primo sospiro di sollievo ma al di là del temporaneo scampato pericolo, anche queste elezioni olandesi devono essere interpretate come un ultimo avviso ai naviganti: o si cambia rotta o si affonda.

I riflettori sono adesso puntati su Francia e Germania.